L’articolazione dell’anca

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Biomeccanica delle Complicanze

Sono noti in letteratura i numerosi studi inerenti l’anatomia funzionale delle articolazioni coxo-femorali; sono descritte le complesse capacità articolari di cui l’anca dispone per effettuare, sul piano frontale, i movimenti di adduzione e di abduzione, sul piano sagittale quelli di flessione ed estensione e, sul piano trasverso, quelli di rotazione interna ed esterna. Sono anche pubblicati lavori inerenti i ruoli dei muscoli che, con inserzioni sulla pelvi e sugli arti inferiori controllano, in opposizione tra loro, le funzioni spaziali muscolo-scheletriche.

In questi ultimi anni sono stati studiati i “conflitti femoro-acetabolari” – patologia denominata “FAI – Femoro Acetabular Impingement“- indicata per la prima volta nel 1999 dal Professor Reinhold Ganz, specialista ortopedico emerito dell’Università di Berna.

Gli studi condotti da Ganz hanno evidenziato che le origini dei meccanismi lesionali sono determinati da un utilizzo improprio della testa del femore in sede acetabolare. Lo studio radiologico ha consentito al professor Ganz di individuare due tipi di impingement, secondari a differenti morfologie dell’anca, di cui uno è stato classificato “CAM” (dente), mentre l’altro “PINCER”(pinza); tali impingement determinano danni sia a carico del labbro anteriore dell’acetabolo sia alla cartilagine articolare. Il trattamento chirurgico conservativo è consigliato per bloccare il proseguire della patologia e l’instaurarsi di forme artrosiche. In Italia, su iniziativa di un gruppo di specialisti ortopedici è stato costituito, con la partecipazione del Prof. Ganz, il  Gruppo Italiano di Chirurgia Conservativa dell’Anca (G.I.C.C.A.).

Da anni il nostro gruppo di ricerca si interessa dell’eziopatogenesi dello squilibrio pelvico determinato dalla presenza dell’accorciamento “apparente” di un arto inferiore con conseguente antiversione di un emibacino, in associazione con la limitazione articolare interna del relativo femore.

Alcune ricerche condotte su normotipi di entrambi i sessi, esaminati in stazione eretta, a piedi uniti, ci hanno indotto a valutare e studiare le sollecitazioni improprie, esercitate nella cavità acetabolare, dalla testa di un femore intraruotato sul piano trasverso con la conseguente caduta antero-mediale di un emibacino, mentre l’ala iliaca controlaterale resta in atteggiamento ortomorfico.

Sulla base di queste considerazioni si è giunti alla conclusione che la presenza di paramorfismi, dismorfismi o patologie conclamate presenti a carico dei piedi, oltre a modificare nello spazio la fisiologia scheletrica pelvi-podalica monolaterale, modificano conseguentemente il tono delle catene cinetiche soprasegmentarie nei confronti di quelle controlaterali.

Trattasi di anomalie che l’apparato locomotore supera mediante l’acquisizione di aggiustamenti biomeccanici articolari, assunti in maniera automatica per mantenere la stazione bipide nello spazio e per contrastare le forze gravitazionali mediante l’acquisizione di un baricentro funzionale.

Una semeiotica clinica innovativa messa a punto prevede l’esame del paziente:

  • in flessione del tronco sulle anche;
  • in decubito supino;
  • in decubito prono.

Quest’ultimo esame si esegue con ginocchio flesso a 90° gradi per valutare i piedi sospesi nello spazio, a cerniere articolari libere da carico corporeo e da sollecitazioni delle catene dei muscoli opponenti della gamba e del piede.

Una “metodica correttiva” impostata con l’applicazione di tacchi personalizzati consente di realizzare i seguenti obiettivi:

  • riportare nella norma fisiologica il femore intraruotato sul piano trasverso;
  • correggere l’ala iliaca antiversa;
  • ottimizzare la postura ed il baricentro funzionale mediante una pari distribuzione del peso corporeo sui due piedi, e tra gli avampiedi ed i retropiedi.

Sono in corso studi di approfondimento sulla funzionalità dell’articolazione sacro-iliaca in presenza della caduta anteromediale di un emibacino antiverso, e sugli esiti correttivi acquisiti con la presenza di tacchi ad altezza personalizzata.

La Postura

E’ la sintesi delle posizioni che il corpo umano assume nello spazio mediante il coordinamento neuro-muscolo-scheletrico dei propri segmenti corporei.

L’uomo in ambiente gravitario ed in stazione bipide controlla:

  • le reazioni delle articolazioni podaliche in funzione delle reazioni vincolari al suolo;
  • gli atteggiamenti spaziali delle articolazioni degli arti inferiori a seguito di sollecitazioni improprie a carico dell’anca, del ginocchio e della sopra astragalica;
  • il comportamento delle articolazioni sacro-iliache in presenza di antiversione di un emibacino;
  • le rotazioni e le deviazioni dei corpi vertebrali a livello lombare, dorsale e cervicale;
  • l’attività oculo-visiva, gnatologica e vestibolare in funzione posturale.

La Posturologia

la Posturologia va intesa come una branca “trasversale” che attraversa indifferentemente la neurofisiologia, la psicofisiologia, la chinesiologia, l’ortopedia, la medicina, la terapia riabilitativa, la clinica psicosomatica, l’odontoiatria, l’oculistica, la vestibologia, la chiropratica, l’osteopatia, le scienze motorie, la podologia e la logopedia.

il Dr. Enzo Lazzari, insigne posturologo, così ha scritto :

Nella medicina attuale esiste una regola:

Il sintomo e’ al centro del problema medico:

  • il sintomo viene isolato, ingigantito, enfatizzato: il problema, ad esempio, e’il dolore (Lombalgia, Blocco, ecc)
  • la manifestazione, orfana delle cause che la sottendono, diventa la malattia (Artrosi, radicolite, tendinite, ecc.)
  • vengono confuse cause ed effetti: ad esempio, l’artrosi come causa di dolore invece che il disordine funzionale come causa del dolore e dell’artrosi.

E’ molto piu’ comodo (spesso anche piu’ gradito al paziente) fermarsi a cio’ che piu’ appare e curare cio’ che disturba in quel momento, piuttosto che rimuovere le cause. Ricercare l’origine dei fenomeni comporta uno sforzo mentale e fisico ed e’ impossibile definire e risolvere il problema se mancano leggi e codici a cui riferirsi.

Il problema e’stato spesso intuito, enunciato, proposto come una filosofia (Globalita’, Allineamento corporeo, ecc.) ma non ha trovato ancora un inquadramento scientifico, tecnologico e metodologico che lo traduca in una “prassi” semplice e chiara e che lo faccia diventare un “uso”.