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Con l’«Health Coach» lo stare bene diventa una regola

di Michele Vanossi

L’health coach o wellness coach è quella persona di supporto e sostegno con competenze specifiche, nel settore dello stare bene e magari anche della riabilitazione motoria, che lavora presso centri benessere o Spa (di solito è un professionista qualificato in discipline olistiche che non esclude un approccio di tipo scientifico e, quindi, anche la medicina tradizionale occidentale). Mediante una serie di tecniche e di percorsi di sviluppo che agiscono sull’aspetto fisico, comportamentale, emotivo e spirituale, il trainer contribuisce a farci ritrovare energie, pace e benessere….

 

25 ottobre 2017

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L’artrosi è senza età ed il freddo non è il suo nemico

 Allarme per i bimbi: ogni anno in Italia se ne ammalano 10mila. I sintomi civetta

di Marco Palma

In medicina è anche conosciuta come la malattia che assomiglia a Giano bifronte, divinità romana bicefala. Perché parlare oggi solo di malattia reumatica non è infatti corretto. Un tempo quando si diceva «soffro di reumatismi» si diceva anche «cambia tempo» o «cambia stagione» con la prevalenza di dolori alle articolazioni, specie alla spalla o al ginocchio. «Oggi non è più solo così: perché i reumatismi sono il sintomo di cause specifiche a monte e non sempre collegabili fra loro. Dove non è solo presente il dolore, ma esiste disabilità, perdita dell’autonomia, con un peggioramento non solo della qualità della vita ma in diversi casi della longevità dello stesso malato. Sia per effetti collaterali di farmaci, sia anche perché vengono colpiti organi vitali dice a Il Giornale il Professor Giancarlo Ferraccioli, reumatologo dell’Università Cattolica di Roma e dunque dobbiamo parlare di reumatismo infiammatorio, degenerativo, metabolico ed extraarticolare».

Quelli di tipo infiammatorio sono sicuramente i più gravi: sono legati a meccanismi autoimmunitari che colpiscono le articolazioni ed i tessuti limitrofi. I principali reumatismi infiammatori «sono l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, la spondilite anchilosante aggiunge Ferraccioli e dunque non sono certamente patologie legate al freddo, al cambiamento del tempo o alla stagionalità. Né sono forme legate all’età: esistono forme che compaiono in età pediatrica e vanno fino all’età senile con la loro massima incidenza in età adulta».

Riguardo alle artriti «che colpiscono l’apparato locomotore è del tutto evidente che il sintomo principale è il dolore accompagnato ad una limitazione della funzione articolare più o meno importante; dolore ma anche rossore, e a volte tumefazione. «Tutti sintomi da non sottovalutare e da riferire immediatamente allo specialista dice il prof. Lorenzo Dagna primario del centro di Reumatologia ed Immunologia clinica dell’ospedale San Raffaele di Milano mentre non vanno fatte assolutamente delle autodiagnosi, prendendo farmaci non prescritti dal medico ma riferiti dal parente o dall’amico come medicinali risolutori»…

27 settembre 2017

Leggi di più… Il Giornale Salute

Functional leg length discrepancy between theories and reliable instrumental assessment: a study about newly invented NPoS system

 Mahmoud A., Abundo P., Basile L., Albensi C., Marasco M., Bellizzi L., Galasso F., Foti C.

Background: In spite the instinct social&financial impact of Leg Length Discrepancy (LLD), controversial and conflicting results still exist regarding a reliable assessment/correction method. For proper management it’s essential to discriminate between anatomical&functional Leg Length Discrepancy (FLLD). With the newly invented NPoS (New Postural Solution), under the umbrella of the collaboration of PRM Department, Tor Vergata University with Baro Postural Instruments srl, positive results were observed in both measuring & compensating the hemi-pelvic antero-medial rotation in FLLD through personalized bilateral heel raise using two NPoS components: Foot Image System (FIS) and Postural Optimizer System (POS). This led our research interest to test the validity of NPoS as a preliminary step before evaluating its implementations in postural disorders.
Methods: After clinical evaluation, 4 subjects with FLLD have been assessed by NPoS. Over a period of 2 months, every subject was evaluated 12 times by two different operators, 48 measurements in total, results have been verified in correlation to BTS GaitLab results…

VOL. 7 (NO. 2) 2017 APRIL/JUNE

Leggi di più… M.L.T.J. Muscle, Ligaments and Tendons Journal

Paraplegia, ecco l’avatar per tornare a camminare dopo una paralisi totale

Ha restituito controllo delle gambe e sensibilità a 8 pazienti paralizzati da anni

di SILVIA SOLIGON

Un tempo era dato per scontato che dopo una diagnosi di paralisi totale ogni speranza di tornare a camminare fosse vana. Oggi, invece, gli avanzamenti in campo scientifico e tecnologico dimostrano che anche ad anni di distanza dal verdetto di paraplegia è possibile riacquisire il controllo e la sensibilità nelle aree coinvolte da gravi danni al midollo spinale. L’ultima buona notizia nel campo arriva dalla Duke University di Durham, negli Stati Uniti, dove l’esperto di neuroscienze Miguel Nicolelis ha coordinato la messa a punto di un’interfaccia cervello-macchina, una sorta di avatar che ha permesso ad 8 persone che hanno trascorso anni paralizzati in seguito a danni al midollo spinale di recuperare parzialmente la capacità di controllo dei muscoli e la sensibilità a livello delle gambe.

I casi degli 8 pazienti sono illustrati in un articolo appena pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Tutti hanno utilizzato delle interfacce cervello-macchina messe a punto da Nicolelis in circa vent’anni di studi, durante i quali è risalito ai comandi generati dai neuroni nel cervello e li ha tradotti in movimento. Alla base del loro funzionamento c’è un sistema per la realtà virtuale che utilizzando l’attività cerebrale del singolo paziente ha permesso di simulare la possibilità di poter controllare le gambe nonostante la paralisi. Stabilendo una comunicazione diretta tra il cervello e dei computer o delle protesi queste interfacce hanno permesso ai pazienti di recuperare non solo la sensibilità e la capacità di muovere le gambe ma, in molti casi, anche di controllare meglio vescica e intestino, ridurre la necessità di ricorrere all’uso di lassativi e cateteri e di correre un minor rischio di infezioni, comuni in caso di paralisi croniche…

Leggi di più …Il Sole 24 Ore Salute

Qual è la postura corretta quando si lavora? In piedi o seduti non bisogna mai forzare

Il 70 per cento di tutte le patologie professionali denunciate in Italia è rappresentato da disturbi muscoloscheletrici. Dolori alla schiena, al collo, al ginocchio, ma anche a braccia e mani, sono, infatti, i principali problemi con cui si trovano a fare i conti i lavoratori, complici i gesti e le posture del corpo che si assumono ripetutamente sia al lavoro sia nel tempo libero

di ANTONELLA SPARVIOLI

L’assunzione di posture scorrette e l’esecuzione di gesti ripetitivi, senza le dovute precauzioni, possono causare disturbi da sovraccarico biomeccanico, che costituiscono una delle principali cause di assenza dal lavoro.
25 per cento i lavoratori europei che soffrono di mal di schiena, causato o peggiorato dal lavoro.
62 per cento i lavoratori dell’Unione europea che svolgono operazioni ripetitive con le mani o le braccia per un quarto dell’orario di lavoro. I disturbi da sovraccarico biomeccanico possono interessare queste parti del corpo (vedi immagine):

(illustrazione di Mirko Tangherlini)È importante evitare di assumere posizioni dannose e imparare a compiere una serie di azioni in modo corretto.

Alla scrivania: usare una sedia con sedile e schienale regolabili, cercando di mantenere i gomiti sul tavolo ad angolo retto, le ginocchia ad angolo retto con i piedi ben posati sul pavimento o su un poggiapiedi, e la schiena appoggiata allo schienale. Evitare di mantenere una postura fissa, ma muoversi spesso…

Leggi di più …Il Corriere Salute

“Il ginocchio del corridore”, prevenzione e cura

Sindrome della bandelletta ileotibiale, un problema che ogni runner purtroppo conosce bene. Questa patologia, in pratica un’infiammazione della parte laterale del ginocchio, può essere l’effetto di un eccesso di chilometraggio o di fattori di natura anatomica

di DARIO MATTACCHIONI

ROMA – Sindrome della bandelletta ileotibiale. Una definizione per molti misteriosa e “minacciosa”.  Ma se diciamo “ginocchio del corridore” ecco che ogni podista comprende al volo di cosa stiamo parlando. Questa patologia, infatti, colpisce soprattutto chi pratica lo sport de"Il ginocchio del corridore", prevenzione e curalla corsa ed è un processo infiammatorio della zona ileotibiale ovvero il tratto della fascia femorale (fascia lata). Insomma, la parte laterale del ginocchio.
Cause
La sindrome della bandelletta ileotibiale viene considerata generalmente come una sindrome da sovraccarico (ecco perché è molto frequente tra i podisti che fanno molti chilometri settimanali), ma esistono anche dei fattori di natura anatomica come, ad esempio, il varismo del ginocchio e della tibia, la prominenza dell’epicondilo femorale e la dismetria degli arti inferiori.
A questi fattori vanno di frequente aggiunti anche fattori come la corsa su un fondo irregolare (gli sterrati su tutti), l’eccessivo chilometraggio e anche un aumento sproporzionato di allenamenti finalizzati al miglioramento della forza esplosiva.
Diagnosi

La diagnosi viene effettuata generalmente attraverso l’esame palpatorio dell’area interessata (zona del seno tarsale). Essenziale anche il confronto con il paziente per stabilire quando e in che modo si manifesta il dolore: nello specifico della sindrome della bandelletta ileotibiale, il malessere si presenta continuamente sulla faccia laterale del ginocchio per poi tendere ad accentuarsi dopo pochi minuti dall’inizio dell’allenamento e a ridursi con il riposo….

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Le fratture del collo del femore

Dottor Riccardo Preite

Image result for ancaLa frattura dell’ anca o del collo femore e’ la conseguenza di un trauma a bassa energia in pazienti affetti da una minore densita’ ossea (osteopenia e osteoporosi ) Si puo’ pertanto definire come una frattura da fragilita’ ossea in quanto non e’ causata da un trauma ad alta energia ma di solito da una semplice caduta a terra. Il rischio di frattura aumenta con l’ eta’ e rappresenta una lesione grave in quanto le complicanze possono mettere a rischio la vita del paziente. L’ assunzione di piu’ farmaci, i problemi legati alla vista e all’ equilibrio si aggiungono alla fragilita’ ossea e aumentano ulteriormente il rischio di caduta nelle persone piu’ anziane.

La frattura dell’ anca quasi sempre richiede il trattamento chirurgico seguito da molti mesi di riabilitazione. Mantenere una buona densita’, ossea ed evitare le cadute aiutano a prevenire le fratture dell’ anca.

La frattura dell’ anca puo’ verificarsi in tutte le eta’ come conseguenza, per esempio, di un incidente stradale. Nella terza eta’, la frattura dell’ anca e’ di solito il risultato di una caduta a terra. In quei pazienti con un osso molto debole, la frattura dell’ anca puo’ addirittura verificarsi in seguito ad una rotazione dell’ arto di appoggio…

09 marzo 2016

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Pollice a scatto, tunnel carpale e artrosi, se le articolazioni della mano si curano senza chirurgia

Pollice a scatto, tunnel carpale e artrosi, se le articolazioni della mano si curano senza chirurgia

Se non si sottovalutano i sintomi è possibile intervenire prima che sia troppo tardi

di CINZIA TESTA

FORMICOLII, DOLORI, rigidità: le mani lanciano dei messaggi ben precisi nel tentativo di far capire che non stanno bene. Peccato che questi s.o.s. raramente vengono raccolti, perdendo tempo prezioso. La prova? Il dito a scatto, cioè che di tanto in tanto si blocca e fa male: in due casi su tre si potrebbe risolvere con un tutore che mette temporaneamente in stand by l’articolazione. «È la soluzione più praticabile – sottolinea Giorgio Pajardi, direttore del Centro di chirurgia della mano dell’ospedale San Giuseppe, Università degli Studi di Milano – e anche economica. Col dito a riposo guarisce l’infiammazione alla guaina che avvolge i tendini delle mani. Così, i movimenti tornano a essere fluidi. Invece quasi sempre i pazienti ne parlano col medico quando la guaina è talmente infiammata da dover intervenire chirurgicamente».

Un altro esempio? La sindrome del tunnel carpale. Qui è coinvolto il nervo mediano che per ragioni sconosciute può rimanere “intrappolato” all’interno del tunnel carpale, cioè di una galleria che scorre nel polso. E provoca formicolii alla mano soprattutto di notte e sensazione di avere l’articolazione di legno. La terapia è sempre chirurgica, ma con benefici diversi a seconda della fase della sindrome in cui si interviene. «Da tempo chiarisce Pajardi — sappiamo che se si opera in fase iniziale, la mano riprende i regolari movimenti. Col tempo, invece, peggiora la sofferenza a carico del nervo mediano e diminuiscono le probabilità di recupero, nonostante la disponibilità di tecniche endoscopiche valide»…

26 febbraio 2017

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Lombalgia da sindrome della cerniera dorsolombare (di R. Maigne)

di Roberto Morello

INTRODUZIONE

lombalgiaE’ una condizione patologica caratterizzata da dolore aspecifico e ingannevole che può essere localizzato a livello lombare basso, del basso ventre, dell’inguine, dell’anca, della regione testicolare e addirittura essere confuso con pubalgia. Questa sindrome è conseguente alla disfunzione (DDIM Disturbo Doloroso Intervertebrale Minore) dei segmenti della giunzione dorsolombare: T12-L1, o più raramente T10-T11 e/o L1-L2.

SEGNI E SINTOMI

Si caratterizza per la comparsa di dolore, percepito come profondo (ma in realtà cutaneo, superficiale), a livello della regione lombare della schiena. Questo è quello che si manifesta nella maggior parte dei casi. Solo eccezionalmente si ha dolore spontaneo nella regione rachidea responsabile. Tale sindrome dolorosa può però manifestarsi (e non sono affatto rari i casi) come dolore aspecifico a livello della regione inguinale, dell’anca, del basso ventre, della regione testicolare, della faccia supero-laterale della coscia o come pubalgia (soprattutto negli sportivi)….

15 dicembre 2016

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Che cos’è il piede diabetico e come si cura

di Antonella Sparvoli

Dopo vent’anni di malattia circa il 70 per cento dei diabetici sviluppa alterazioni nervose (neuropatia) e vascolari (arteriopatia) responsabili del cosiddetto piede diabetico, una complicanza molto temuta perché facilita la formazioni di ulcere che possono Risultati immagini per piede diabeticoportare all’amputazione e mettere addirittura in pericolo la vita del paziente. Ecco perché in presenza di segni sospetti non bisogna perdere tempo e affidarsi subito alle cure di un centro specializzato. Ma ancora più importante è mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili per evitare il problema, a partire da una ottimale gestione metabolica. Si è infatti visto che un buon controllo della glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolare riduce il rischio di arteriopatia periferica e neuropatia.
 Il piede diabetico è una complicanza comune del diabete, legata a modificazioni dei nervi (neuropatia diabetica) e dei vasi sanguigni (arteriopatia diabetica) che possono compromettere la struttura e/o la funzione del piede, favorendo lo sviluppo di ulcere che non vanno mai sottovalutate. Il diabete può provocare alterazioni del sistema nervoso periferico (neuropatia, vedi illustrazione sotto, ndr) che impediscono al cervello di avvertire gli stimoli nervosi inviati dal piede…
15 febbraio 2017

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