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NEWS SCIENTIFICHE

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Lombalgia da sindrome della cerniera dorsolombare (di R. Maigne)

di Roberto Morello

INTRODUZIONE

lombalgiaE’ una condizione patologica caratterizzata da dolore aspecifico e ingannevole che può essere localizzato a livello lombare basso, del basso ventre, dell’inguine, dell’anca, della regione testicolare e addirittura essere confuso con pubalgia. Questa sindrome è conseguente alla disfunzione (DDIM Disturbo Doloroso Intervertebrale Minore) dei segmenti della giunzione dorsolombare: T12-L1, o più raramente T10-T11 e/o L1-L2.

SEGNI E SINTOMI

Si caratterizza per la comparsa di dolore, percepito come profondo (ma in realtà cutaneo, superficiale), a livello della regione lombare della schiena. Questo è quello che si manifesta nella maggior parte dei casi. Solo eccezionalmente si ha dolore spontaneo nella regione rachidea responsabile. Tale sindrome dolorosa può però manifestarsi (e non sono affatto rari i casi) come dolore aspecifico a livello della regione inguinale, dell’anca, del basso ventre, della regione testicolare, della faccia supero-laterale della coscia o come pubalgia (soprattutto negli sportivi)….

15 dicembre 2016

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Che cos’è il piede diabetico e come si cura

di Antonella Sparvoli

Dopo vent’anni di malattia circa il 70 per cento dei diabetici sviluppa alterazioni nervose (neuropatia) e vascolari (arteriopatia) responsabili del cosiddetto piede diabetico, una complicanza molto temuta perché facilita la formazioni di ulcere che possono Risultati immagini per piede diabeticoportare all’amputazione e mettere addirittura in pericolo la vita del paziente. Ecco perché in presenza di segni sospetti non bisogna perdere tempo e affidarsi subito alle cure di un centro specializzato. Ma ancora più importante è mettere in atto tutti gli accorgimenti possibili per evitare il problema, a partire da una ottimale gestione metabolica. Si è infatti visto che un buon controllo della glicemia e degli altri fattori di rischio cardiovascolare riduce il rischio di arteriopatia periferica e neuropatia.
 Il piede diabetico è una complicanza comune del diabete, legata a modificazioni dei nervi (neuropatia diabetica) e dei vasi sanguigni (arteriopatia diabetica) che possono compromettere la struttura e/o la funzione del piede, favorendo lo sviluppo di ulcere che non vanno mai sottovalutate. Il diabete può provocare alterazioni del sistema nervoso periferico (neuropatia, vedi illustrazione sotto, ndr) che impediscono al cervello di avvertire gli stimoli nervosi inviati dal piede…
15 febbraio 2017

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Artrite psoriasica, che cos’è e come si cura

Patologia infiammatoria cronica che colpisce le articolazioni, associata alla psoriasi o a una familiarità per questa malattia. In media circa il 15-30 per cento delle persone affette da psoriasi è destinato a sviluppare nel corso della vita l’artrite psoriasica, ma può capitare anche il contrario.

di Antonella Sparvoli

Risultati immagini per artrite psoriasica immaginiL’artrite psoriasica si può manifestare lentamente o con rapidità, con sintomi lievi oppure gravi. Esistono 5 tipi di artrite psoriasica:
1) oligoartrite: coinvolge meno di cinque articolazioni (piccole e grandi) e in genere è asimmetrica; è associata all’infiammazione delle inserzioni tendinee (entesite);
2) poliartrite: coinvolge più di cinque articolazioni (piccole e grandi), allo stesso tempo e in genere è simmetrica;
3) forma assiale o spondilitica: comporta un coinvolgimento della colonna vertebrale; in alcuni casi può coinvolgere sia la colonna, sia le articolazioni periferiche (mani e piedi);
4) artrite mutilante: è una forma rara, aggressiva e deformante, che può arrivare a distruggere la struttura ossea delle falangi terminali delle dita del piede o della mano;
5) forma prevalentemente dattilitica: la psoriasi è il disturbo principale insieme alla dattilite; con il passare del tempo possono insorgere problemi articolari…
25 gennaio 2017

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ACCIACCHI UNDER 30 Cinque giovani su dieci soffrono di mal di schiena

 Le cause? I ragazzi si muovono poco e stanno molto tempo davanti a computer o tablet

Cinque giovani su dieci soffrono di mal di schiena Hanno vent’anni, ma tra malanni e acciacchi sono messi peggio dei nonni. Lordosi e dolori al nervo sciatico i grattacapi più diffusi, ma non mancano all’appello problemi alla colonna vertebrale. Sempre più giovani, infatti, soffrono quotidianamente di mal di schiena: cinque su 10, secondo la Società italiana di ortopedia e traumatologia. Le cause? I ragazzi si muovono poco e stanno molto tempo davanti a computer o tablet. Il dolore è conseguenza di posture scorrette. I più a rischio lombalgia sono gli under 30 che passano fino a 10 ore al giorno a navigare sul web dal divano.

“Ad oggi le patologie della colonna vertebrale, molto diffuse e causa anche di disagio sociale, non sono più appannaggio soltanto della terza età. Anzi – sottolinea Marcello Bartolo, responsabile dell’Unità di Neuroradiologia diagnostica e terapeutica dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) – Molti giovani, anche praticanti attività sportive – spiega lo specialista – sono soggetti a ernie del disco o sindromi dolorose lombari. Da noi sempre più spesso giungono pazienti giovani con patologie della colonna vertebrale. Hanno tra i 20 e i 30 anni, in particolare ragazze, conducono una vita sedentaria e molte volte sono obesi. Per prevenire queste condizioni morbose della colonna vertebrale è necessaria una giusta e moderata attività sportiva per la correzione soprattutto delle posture sbagliate”, raccomanda.

Nel Dipartimento di Neuroradiologia diagnostica e terapeutica di Neuromed, nel 2016, sono stati eseguiti oltre 80 mila prestazioni. “Nell’Unità diagnostica e terapeutica che io dirigo – prosegue Bartolo – vengono eseguiti esami di varie tipologie, da quelli radiografici diretti del cranio e della colonna, allo studio in Tac o Rm di tutte le patologie del sistema nervoso centrale. Non solo dal punto di vista diagnostico, ma anche dal punto di vista terapeutico”.

9 gennaio 2017

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Artrite e artrosi: le differenze tra sintomi cause e terapie

di Cristina Marrone

L’artrite e l’artrosi sono due fra le più diffuse malattie reumatiche entrambe caratterizzate da dolore accompagnato da rigidità. A volte sono scambiate l’una con l’altra, ma si differenziano in diversi punti: l’artrite è una patologia infiammatoria cronica di origine autoimmune che può svilupparsi in soggetti di ogni età, anche nei bambini, mentre l’artrosi è una malattia degenerativa che insorge soRisultati immagini per artrite ed artrosiprattutto dopo i 50 anni.

Che cosa è l’artrosi

L’artrosi è una malattia degenerativa della cartilagine articolare dovuta all’usura e all’invecchiamento delle articolazioni, che colpisce soprattutto le sedi più sottoposte al carico, cioè le anche, le ginocchia e la colonna vertebrale. L’artrosi, che è diffusa soprattutto tra i 60-80 anni, è appunto causata dal deterioramento della cartilagine che riveste le superfici ossee all’interno delle articolazioni. La cartilagine è un tessuto che riduce l’attrito fra le ossa e che quando si danneggia per usura perde la sua elasticità, diviene più rigida e più facilmente danneggiabile. Oltre al deterioramento della cartilagine, i tendini e i legamenti dell’articolazione si infiammano causando dolore…

 13 Dicembre 2016

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Cadute e fratture 4 volte maggiori se hanno il Parkinson

Anca, femore e bacino sono le fratture più temute nella terza età

Cadute e fratture 4 volte maggiori se hanno il Parkinson

 I parkinsoniani non muoiono della loro malattia ma per le sue conseguenze come cadute e traumi accidentali. Studi condotti negli Stati Uniti documentano che il 45-68% dei soggetti affetti da Parkinson ha almeno una caduta all’anno, e che almeno il 66% dei pazienti che cadono lo fanno in modo ricorrente. In Inghilterra le fratture negli over 60 colpiscono 550 persone su 100mila ma se la persona è affetta da Parkinson i numeri cambiano drammaticamente e salgono a più di 2.100 ogni 100mila. Più di 4 volte tanto.PAURA – Tremore degli arti, postura errata, freezing del cammino (momenti di “congelamento”) e paura di cadere sono tra i fattori principali della perdita di autonomia nei pazienti parkinsoniani. “Tutte queste funzioni diventano progressivamente alterate con un peggioramento progressivo anche della qualità della vita” ricorda il Prof. Mauro Porta, responsabile del Centro Malattie Extrapiramidali dell’IRCCS Galeazzi – GSD – di Milano. “Il Parkinson infatti è prima di tutto un disturbo del movimento che aumenta esponenzialmente il rischio di fratture di anca e bacino, con esiti spesso infausti se pensiamo che il 10% dei soggetti muore per complicanze entro 30 giorni e meno della metà è in condizioni di tornare a casa. Nelle persone sane con più di 50 anni è stato stimato che 1 donna su 2 e un uomo su 5 incorre in un trauma ortopedico importante almeno una volta nella vita. Nei soggetti con il Parkinson le percentuali incrementano verticalmente ma l’epidemiologia di genere si inverte, mettendo i maschi in una condizione di maggiore fragilità, in parte a causa del fatto che è una malattia che colpisce il sesso maschile con una frequenza maggiore del 50%”…

 4 Febbraio 2016

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A che velocità cammini?

 di Stefania Somaré
4 luglio 2016
Nel corso del 4° Seminario Nazionale SICGe – Società Italiana di Cardiologia Geriatrica, che si è svolto il 24 e 25 giugno scorsi a Roma, Sandro Boccanelli, presidente SICGe, ha affermato che le operazioni chirurgiche sugli anziani potrebbero aumentare del 25% se si adottasse il test del cammino. Secondo tale test, infatti, la velocità della camminata rivela più di tanti altri parametri chi è più a rischio di morte: i pazienti che camminano ad una velocità tra 0,83 e 1 metro al secondo hanno una mortalità 1,77 volte superiore, e quelli con velocità inferiore a 0,83 metri al secondo hanno una mortalità 3,16 volte superiore, rispetto a chi cammina con una velocità superiore a un metro al secondo. «Il test del cammino è una variabile riassuntiva», spiega Niccolò Marchionni, vicepresidente Sicge, «sulla quale convergono molte caratteristiche associate all’invecchiamento, come la perdita di massa muscolare, le modificazioni dell’assetto ormonale, ma anche molte malattie».

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Viviamo più a lungo (ma siamo malati) La situazione globale della salute nel 2015

Maxi studio di 1.870 ricercatori indipendenti pubblicato su Lancet: l’aspettativa di vita è cresciuta di dieci anni, ma conviviamo più a lungo con malanni e disabilità. Le principali cause di morte sono patologie non contagiose dovute a stili di vita sbagliati, almeno in parte prevenibili.

di Laura Cuppini

Si vive di più, ma con più “acciacchi”: negli ultimi 25 anni, oltre alla longevità, è aumentato il numero di anni che ogni individuo trascorre con qualche forma di disabilità o malattia cronica. A dirlo è un maxi studio pubblicato sulla rivista Lancet, un’indagine sullo stat(Getty Images)o di salute dell’umanità che non ha precedenti: ha coinvolto 1.870 ricercatori indipendenti di 127 Paesi, che hanno analizzato 249 cause di morte, 315 malattie, 79 fattori di rischio in 195 nazioni tra il 1990 e il 2015. L’aspettativa di vita è cresciuta di oltre 10 anni, ma oltre 7 decessi su 10 sono dovuti a malattie non trasmissibili, soprattutto legate agli stili di vita (diabete, patologie cardiovascolari, tumori, ictus, Alzheimer, conseguenze dell’uso di droghe). Coordinato da Christopher Murray della University of Washington a Seattle, lo studio – Global Burden of Disease, Injuries, and Risk Factors (GBD) 2015 – mostra anche che tra le malattie più diffuse nel mondo ci sono mal di testa, carie, perdita di vista e udito: colpiscono oltre una persona su dieci. Le principali cause di disabilità sono mal di schiena e male al collo (entrambe ai primi posti in Italia), perdita di udito e vista, depressione, anemia da carenza di ferro…

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Cadono troppi anziani, è emergenza: l’Europa spende 25 miliardi l’anno

Nel vecchio continente c’è un’emergenza sanitaria che nessuno aveva calcolato, ma che rischia di mettere in crisi i bilanci di mezza Europa. Sono le cadute dei nostri nonni. Più di tre milioni di ricoveri in ospedale sono dovuti agli incidenti capitati a persone anziane, costano ai paesi Ue oltre 25 miliardi di euro all’anno. Un fenomeno destinato a un rapido aumento, se è vero che nel 2060 il 30% della popolazione continentale sarà over 65.

 

Il problema tocca le famiglie e gli anziani di tutti gli stati. Con l’età, i riflessi e la tonicità dei muscoli calano, la vista non è in grado di individuare gli ostacoli e la mente, affaticata, non reagisce con prontezza. Si calcola che un cittadino europeo su tre con più di 65 anni abbia patito una caduta traumatica. Tra gli over 85 le cose peggiorano: cade una persona su due. In una coppia di nonni ultraottantenni, insomma, un incidente in casa è praticamente assicurato. Lo dicono i dati della European innovation partnership on active and healty ageing, la partnership europea sull’ invecchiamento attivo, che ha dedicato un gruppo di lavoro alla prevenzione delle cadute…

 Simone Gorla
Milano

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Does hemipelvis structure and position influence acetabulum orientation?

Background

Although acetabulum orientation is well established anatomically and radiographically, its relation to the innominate bone has rarely been addressed. If explored, it could open the discussion on patomechanisms of such complex disorders as femoroacetabular impingement (FAI). We therefore evaluated the influence of pelvic bone position and structure on acetabular spatial orientation. We describe this relation and its clinical implications.

Methods

This retrospective study was based on computed tomography scanning of three-dimensional models of 31 consecutive male pelvises (62 acetabulums). All measurements were based on CT spatial reconstruction with the use of highly specialized software (Rhinoceros). Relations between acetabular orientation (inclination, tilt, anteversion angles) and pelvic structure were evaluated. The following parameters were evaluated to assess the pelvic structure: iliac opening angle, iliac tilt angle, interspinous distance (ISD), intertuberous distance (ITD), height of the pelvis (HP), and the ISD/ITD/HP ratio. The linear and nonlinear dependence of the acetabular angles and hemipelvic measurements were examined with Pearson’s product − moment correlation and Spearman’s rank correlation coefficient. Correlations different from 0 with p < 0.05 were considered statistically significant….

Authors: Bartosz Musielak, Marek JóźwiakMichał RychlikBrian Po-Jung ChenMaciej Idzior and Andrzej Grzegorzewski

Published: 16 March 2016

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