Ottimizzazione Posturale dell’Atleta in Bicicletta

E’ noto dalla letteratura che molti autori si sono interessati con rigore scientifico e passione alla trattazione degli elementi che concorrono a rendere armonici e perfettibili i molteplici impegni compiuti da un atleta in bicicletta. Sulla scorta delle esperienze acquisite sul campo da molti atleti, trasformatisi in addetti ai lavori, sono state studiate molte soluzioni tecniche per conseguire il miglioramento del mezzo meccanico. Sono stati studiati molti accorgimenti utili per raggiungere il massimo della personalizzazione della bicicletta. E’ stato perfezionato il rapporto tra sportivo e mezzo meccanico per rendere compatibile le misure antropometriche dell’atleta con quelle del telaio, del sellino, dei pedali, ecc. con le misure antropometriche dell’atleta e, ove occorra, compensare la presenza di eventuali dismorfismi.

L’atleta sul mezzo meccanico modifica le regole che, sin dai primi passi, ha acquisito per poter conservare la stazione eretta e vincere la gravità che lo circonda. L’impegno agonistico in bicicletta impone all’atleta di assumere adattamenti biomeccanici neuro-muscolo-scheletrici che trovano la propria origine nelle nuove posizioni utilizzate per governare il mezzo meccanico.
Secondo alcune nostre considerazioni clinico-pratiche un ruolo importante è richiesto allo sportivo allorquando, in bicicletta, spinge con le teste metatarsali contro i pedali, azionando così una catena cinetica muscolo-scheletrica che passa per l’articolazione del ginocchio e trova la sua conclusione mediante le sollecitazioni che la testa del femore effettua nella cavità acetabolare. Nostre riflessioni sono state dedicate a studi sui movimenti di flesso-estensione dell’anca compiuti dall’atleta allorquando, per dare maggiore impeto alla pedalata, si solleva dal sellino e, mediante oscillazioni della pelvi, alterna la maggiore spinta portando il carico ora a destra ora a sinistra.

Storia della POSTURA

Lo sviluppo dell’essere umano ha richiesto nel tempo una programmazione psico-motoria per praticare cambi di attitudini che gli consentissero di rimanere seduto per ore, di camminare, di correre scalzo o con calzature, anche se inadatte,  di arrampicarsi in alto per guardare l’orizzonte e gestire gli spazi aperti, di sentire i rumori, di masticare tuberi, frutta ed ogni tipo di cibo digeribile.

Queste esigenze multifattoriali hanno fatto sì che l’uomo sviluppasse nel tempo un sistema neuro-muscolare capace di consentire al cervello di  ricevere dalle catene cinetiche muscolari varie forme di informazioni, elaborarle e restituirle per rispondere così alle esigenze motorie nello spazio.

Le suddette elaborazioni permettono l’interscambio muscolo-scheletrico tra le diverse articolazioni intrasegmentarie motorie e di resistenza alla gravità, per il controllo dell’apparato masticatorio, della convergenza degli occhi, del sistema vestibolare.

Sin dai primi passi è possibile ipotizzare che il mancato sviluppo omogeneo del sistema muscolo-scheletrico del bambino determini aggiustamenti biomeccanici monolaterali a carico di un emibacino, di un femore sul piano trasverso e dei piedi. Trattasi di adattamenti posturali che, una volta acquisiti, vengono memorizzati ed utilizzati nel tempo come normali.

I piedi utilizzano le resistenze vincolari al suolo per il controllo della stazione eretta dell’apparato locomotore nello spazio mediante l’acquisizione del baricentro in funzione della postura.

Gli squilibri posturali determinano un uso improprio delle articolazioni intrasegmentarie, procurando nel tempo mal di schiena, contratture muscolari, mal di testa, disturbi articolari, ernie del disco e altro.

Quasi tutte le terapie usate contro questo tipo di disturbi migliorano il sintomo, cioè il dolore, ma non risolvono la causa neuroposturale.

Il nostro gruppo di ricerca ha studiato l’eziopatogenesi di tali afflizioni dolorose, ed ha individuato sistemi clinici e metodi strumentali per ottimizzare la postura e combattere così le cause dei disturbi.

“La postura è in larga misura espressione somatica immediata di emozioni, di impulsi, regressioni. L’uomo sta in piedi e si muove come si sente. Ridurlo a semplice gioco meccanico, significa non comprendere nulla di colui che ha difficoltà a mantenersi eretto”.

Gagey, tra i più grandi posturologi a livello mondiale

“Generalmente la postura viene definita come la disposizione delle parti del corpo. Una buona postura è quello stato d’equilibrio muscolare e scheletrico che protegge le strutture portanti del corpo da una lesione o una deformità progressiva malgrado la posizione (eretta, distesa, accovacciata, china) in cui queste strutture lavorano od oppongono resistenza. In queste condizioni i muscoli lavoreranno in modo più efficace e gli organi toracici e addominali si trovano in posizione ottimale. La postura è cattiva quando si ha una relazione scorretta delle varie parti del corpo che produce un aumento di tensione sulle strutture portanti e quando l’equilibrio del corpo sulla base di appoggio è meno efficiente”

Relazione del Posture Committe dell’American Academy of Orthopedic Surgeon.

Estratto da “I MUSCOLI“ Funzioni e test con postura e dolore di Kendall, McCreary, Provance, Rodgers, Romani, 5a edizione ,2006 – Verduci Editore – Roma

Il percorso degli studi gravitari risalgono ad oltre ventitre secoli fa, epoca in cui furono formulate le prime considerazioni sulla “posizione” spaziale di un soggetto dotato di capacità motoria antigravitaria. Sono studi fatti risalire ad Aristotele, filosofo, matematico, fisico, grande scienziato dell’antica Grecia, nato a Stagira, da Nicomaco, medico del re di Macedonia, nel 384, deceduto a Calcidia nel 322 a.c.

Aristotele è stato considerato da vari autori “antesignano della posturologia” per gli elementi di metafisica contenuti nella sezione le “Categorie” del trattato “La Logica“ ove sono illustrati i concetti di sostanza, quantità, qualità, collegamento, spazio, tempo, posizione,  stato, azione e passione.

Nei secoli immediatamente successivi fu Galileo Galilei, nato a Pisa il 15 febbraio 1564, deceduto ad Arcetri l’8 gennaio del 1642, a mettere in discussione il metodo scientifico sviluppato, molti secoli prima, da Archimede ed Aristotele. Propone la rinascita della scienza in generale e della fisica in particolare e, mediante esperimenti determina varie leggi, da quella inerente il “principio di relatività” a quella di “inerzia” ma, sopratutto quella che tratta la “velocità” nella caduta dei gravi.

Sistema del controllo gravitari Isac Newton (1642 – 1727) descrive la legge di gravitazione universale considerandola responsabile sia della forza di caduta dei gravi sia della forza d’attrazione tra i pianeti.

Einstein, con la teoria della relatività generale, stabilisce la connessione tra campo gravitazionale e struttura dello spazio-tempo e le onde gravitazionali che possono viaggiare nello spazio senza essere assorbite dalle stelle o dalla materia interstellare.

A dimostrazione della relatività asseriva che ” ad un uomo che si intrattiene in compagnia di una bella ragazza per un’ora sembra sia passato un solo minuto, mentre se lo stesso siede su una stufa per un minuto, quel minuto gli sembrerà più lungo di una qualsiasi ora. (Journal of Exothermic Science and Technology, Vol.1, N°9 – 1938).

Ancora oggi  si dispone di  pochissime conoscenze

delle proprietà inerenti la forza gravitazionale; è per questo, contrariamente a ciò che si potrebbe credere, che l’interazione gravitazionale è la meno conosciuta fra quelle fondamentali.

Nei secoli successivi  scultori e pittori si dedicarono allo studio dei diversi elementi inerenti la postura per poter rappresentare in maniera prospettica le  figure umane.

Studi di rilevanza scientifica, afferenti le diverse competenze e riconducibili alla postura umana, sono presenti in letteratura.

Neurologia e postura:

  • Sir Charles Bell, chirurgo, anatomista e neurologo, scopre le funzioni neurologiche delle radici del rachide umano; questi definisce l’azione delle radici spinali anteriori “motori eccitanti o afferenti”, mentre quelle posteriori le considera “sensitive” (1837);
  • Longer dimostra gli effetti della propriocezione dei muscoli paravertebrali (1861);
  • Paillard studia il comportamento nello spazio dell’apparato locomotore; definisce che le funzioni neuro-muscolo-scheletriche determinano l’equilibrio; utilizzano il sistema nervoso che elabora e restituisce le informazioni assunte tramite gli occhi, l’orecchio interno,
  • l’apparato stomatognatico, il sistema cutaneo; sono tutti fattori che, mediante l’uso delle articolazioni intrasegmentarie e dei muscoli opponenti tra loro, consentono di acquisire e conservare la postura temporale e adattativa, resistendo alla gravità.

Visione e postura:

  • Romberg scopre il nesso fra occhi e postura (1853);
  • De Cyon descrive il ruolo della propriocezione oculo-motrice;
  • il Dr. Baron dell’Ospedale S. Anna di Parigi, nel 1955, spiega il nesso funzionale tra postura e muscoli oculomotori;

Spazio e postura:

  • Sir Charles Sherrington individua e codifica l’importanza posturale della contrazione dei muscoli nella stazione eretta;
  • Magnus individua il ruolo delle resistenze vincolari dei piedi;
  • Nel 1890 Vierordt fonda a Berlino la prima scuola di posturologia. Si studiano gli adattamenti posturali antigravitari acquisiti nello spazio da un apparato locomotore: le complicanze vengono approfondite da svariate competenze scientifiche;
  • Nel 1892 Andrew Taylor Still fondò la prima scuola di Osteopatia  in America.
  • O. Kendall definisce la postura l’insieme delle posizioni temporali acquisite da un corpo nello spazio mediante l’impegno delle articolazioni controllate dai muscoli opponenti tra loro;
  • Jungmann, McClure e Backaches, nel 1963, precisano che la postura è la risultante dell’equilibrio acquisito nello spazio da un apparato locomotore, conseguito mediante l’applicazione di due gruppi di forze: una rappresentata dalla massa corporea, l’altra “antigravitaria ambientale” e conclude che ogni riduzione della capacità alla resistenza antigravitaria deteriora quella  posturale;
  • Martins da Cuhna addebita a particolari segni e sintomi disfunzionali alcune deficienze posturali;
  • Irvin M. Korr sostiene che i veri problemi per l’umanità sono iniziati allorquando “una spina dorsale arcuata, sostenuta da 4 arti inferiori, si trasformò in un alto grattacielo sorretto da due piccoli piedi“: il passaggio da una massa bassa, dotata di ampio appoggio, ad una alta, con  basi  molto ridotte, modificarono i concetti di equilibrio in ambiente gravitario.

Sistema vestibolare e postura:

  • Flourens scopre le funzioni del vestibolo (1828);
  • Sir Charles Scott Sherrinton sostiene che, durante l’acquisizione della postura, i riflessi nervosi comportamentali rispondono agli stimoli ambientali e funzionali integrati.

Gnatologia e postura:

  • Ai primi del Novecento Gysi introduce il concetto di meccanica mandibolare e realizza l’assiografo;
  • Il termine “Gnatologia”, coniato dal Dr. Harvey Stallard di San Diego (USA) all’inizio degli anni ’20,  è stato ampliato nel suo significato dalla “Gnathological Society” secondo cui “la scienza che si occupa degli aspetti biologici dei meccanismi di masticazione, cioè la morfologia, anatomia, istologia, fisiologia, patologia e le terapie dell’organo orale, specialmente le mascelle e i denti, e le relazioni dell’organo masticatorio con il resto del corpo”.
  • Nel 1934 Mc Collum Stuart ed altri ottimizzano il sistema di trasferimento a livello dentale dei movimenti della mandibola (pantografo e articolatore di Stuart) in funzione della postura;
  • Brodie, reumatologo (1942), disegna lo schema secondo cui avviene la stabilizzazione del cranio e della mandibola;
  • BB McCollum, Harvey Stallard, Charles Stuart e Peter K. Thomas hanno studiato e replicato il movimento della mandibola rispetto al mascellare superiore durante i movimenti funzionali e parafunzionali in rapporto alla connessione esistente tra occlusione e postura.